lunedì 9 marzo 2015

SUNDAY BLOODY SUNDAY



I can't believe the news today (più che altro io non posso credere alla nottata) ... 

ORE 21.10.

Tutte e due in bagno a mettersi il pigiama con mamma e papà. Tutto tranquillo. Tutto perfetto. Un goccio di latte, un bacio della buona notte. La luce si spegne. Il silenzio. Aspetto mia moglie di ritorno dalla cameretta delle bimbe. E' arrivato il momento del meritato riposo. Incredibile: su Sky danno Beverly Hills, come non guardarlo?

ORE 21.31.

Primo colpo di tosse della grande.

ORE 21.32.

Secondo colpo di tosse della grande accompagnato da mugugnii e lamenti. Guardo mia moglie. Lei guarda me. Io: "Ha vomitato". Mia moglie: "Vado a vedere".

ORE 21.33.

Mia moglie: "Simo, vieni che ha vomitato nel lettino". Chiudo gli occhi, impreco il Signore, mi alzo e trovo la grande che sta dormendo nella pizza che ha appena prodotto nel letto. La prendo, la metto nella vasca e la lavo dalla testa ai piedi compreso di shampoo. Intanto mia moglie toglie le lenzuola sporche, prende i vestiti puliti e viene in bagno.

ORE 21.40.

La grande ritorna a letto. Ritorna la pace. Speriamo che sia finita qui. Capita, magari ha preso freddo nel pomeriggio, poi ha mangiato veloce e non ha digerito.

ORE 21.41.

Riprendiamo a vedere Beverly Hills. Mamma mia che pantaloni a vita alta e che spalline quelle giacche! Come facevamo ad avere in cameretta i poster di quelli lì?

ORE 23.25.

Ci infiliamo nel letto anche noi. 

ORE 23.27.

Primo colpo di tosse.

ORE 23.28.

Secondo colpo di tosse della grande accompagnato da mugugnii e lamenti. Guardo mia moglie. Lei guarda me. Io: "Ti prego vai a vedere e dimmi che non ha vomitato ancora". Mia moglie: "Ma và ha solo tossito". Si alza e va in cameretta.

ORE 23.29.

Mia moglie: "Simo. Ha vomitato ancora!!!". Io: "Bestemmia, bestemmia, bestemmia, beep, beep, beep!!!". Mi alzo, vado in cameretta e la vedo lì che dorme ancora come se niente fosse. La prendo, la porto in bagno e le faccio l'ennesimo bagno della giornata.

ORE 23.40.

Lavata, asciugata, vestita di nuovo, lettino rifatto. Possiamo tornare a cercare di riposare anche noi due.

ORE 00.50.

Movimento nel lettino della piccola. Altro movimento. Prima frigna, seconda frigna più forte. Mia moglie si alza, le mette in bocca il ciuccio. Tenta di tornare in camera, altri lamenti. Altri lamenti ed ancora altri lamenti.

ORE 01.05.

Nel lettone si intrufola un'intrusa. Prende possesso ovviamente del letto, ma almeno sembra calmarsi un po'. Cerchiamo di dormire, anche se in tre. 

ORE 01.07.

Spalanco gli occhi: il mandingo che abita sotto di me, come ormai capita da qualche settimana, ha deciso di far provare alla sua dolce metà le brezza di stare insieme ad un vero purosangue del sesso. Non sto a riportare i versi che emetteva lei ad ogni colpo che lui le dava e ad ogni cigolio del letto su cui, immagino, stessero consumando il loro amore o più probabilmente riprendendo le scene di un porno amatoriale di quart'ordine. 

ORE 01.08.

Di fianco a me, mia moglie mi tira un calcetto, dopo aver sentito anche lei le eroiche gesta della coppia che abita sotto di noi, come per dire: "Sentili ancora come ci danno dentro!!!". Adesso io credo che qualsiasi maschio, sposato o meno, sano di mente o no, possa comprendere cosa abbia fatto scattare in me quel calcetto. Riassumiamo: è l'una di notte passata, non ho ancora chiuso occhio, una figlia ha vomitato due volte, l'altra ha deciso improvvisamente di non dormire e di infilarsi nel lettone e come cigliegina sulla torta i due pornostar sotto di me hanno deciso di farmi intendere quanto è bello copulare senza freni inibitori. Provate ad indovinare ... 

ORE 03.20.

Dopo svariati calci e testate alla mia schiena, mia figlia si ritrova di traverso nel lettone completamente allungata. Mentre io mi sveglio con mezza testa giù dal materasso ed una posizione al limite del ricovero in traumatodologia. La cosa ha decretato la vittoria di mia figlia e la mia definitiva sconfitta.

ORE 03.22.

Mi rifugio sul mio caro divano in sala.

ORE 06.30.

Driiin. Driiin. La sveglia suona ed è ora di rialzarsi: è lunedì!!!

Ora, se vi state chiedendo cosa centra la foto dell'oblò di una lavatrice ... beh ... tutte le lenzuola ed i pigiami da cui abbiamo accuratamente tolto ogni più piccolo pezzetto di vomito dove volete che siano finiti? Saremo almeno alla terza lavatrice oggi, prodotta da questa "sunday bloody sunday".

Saluti.

Simone Gavana

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sabato 28 febbraio 2015

CARNEVALE


Febbraio, mese di coriandoli, stelle filanti, schiuma da barba e carri ...

Era impossibile non utilizzare il mese più goliardico dell'anno come spunto per quattro righe fresche fresche sul mio blog. E difatti eccomi qua a parlarvi di ciò che si cela dietro le quinte della classica famiglia medio borghese della provincia milanese durante questo periodo.

Se durante le feste di Natale non c'è tregua tra una cena, un pranzo, regali e varie scorribande tra un parente e l'altro, dopo la Befana c'è un po' di tempo per riprendersi dalla maratona post nascita del Bambinello e per pensare a come ci si dovrà addobbare per vincere il premio di maschera dell'anno. Intorno a metà gennaio incomincia il toto-vestito: topolino, minny, fatina, uomo ragno, ecc ecc ecc. Questo no, quello si, guarda su internet, sul quel sito, poi su quell'altro, poi dai cinesi, poi al negozio di giocattoli. La lista è lunga prima della decisione definitiva. Oltre ad essere lunga la ricerca, è ancora più lunga la decisione su cosa verterà la trasformazione della cara prole. E si perché ogni giorno c'è un cartone animato diverso ed un personaggio diverso da cui prendere spunto.

State pure tranquilli, alla fine scelgono. Oppure scegliete voi per loro, finché potete, così tagliate la testa al toro. 

Ovviamente come tutte le cose ci si riduce sempre, e dico sempre perché per la famiglia media è una legge non scritta, all'ultimo giorno, a volte all'ultimo istante, per prendere il vestito oppure cucirlo o scegliere cosa mettersi a carnevale. Questo comunque è un discorso più generale che meriterebbe un capitolo a parte: sempre all'ultimo giorno si riesce a portare l'avviso firmato per la scuola, sempre all'ultimo giorno si trova il regalo per Natale, all'ultima ora si cuce il vestito per la festa dell'asilo, potrei andare avanti per ore. La mia vita di genitore è costellata di ultimi minuti. Ultimamente è di moda l'ultimo minuto del pre-scuola. Paghiamo il pre-scuola dell'asilo, ma costantemente arriviamo sempre all'ultimo minuto disponibile. La mattina è un vero cinema prima di uscire da casa. E, quindi, altri soldi buttati via. E noi sempre in ritardo o sul filo del rasoio ... se no che gusto ci sarebbe?

Comunque torniamo all'argomento originale. E qui vi stupirò.

Gli obiettivi di quest'anno erano due: sfilata dei carri e festa dell'asilo. Per meglio dire, per metà vi stupirò. Il primo obiettivo è stranamente andato via liscio come l'olio. Nessun problema di scelta: Frozen. Non chiedetemi quale personaggio perché non me lo ricordo, ma la scelta è stata semplicissima. Ed indolore.

Senza volerlo abbiamo tagliato la testa al toro anche per la seconda figlia. Preso il vestito di Frozen su amazon, il caro vecchio sito di e-commerce mi ha tirato una bella fregatura. Invece di un solo vestito, me ne arrivano due. Uno per la grande ed uno con una taglia più piccola, non voluto e non ordinato. Comunque spedito e pagato ovviamente. 

Apriamo il pacco, capiamo che sono due vestiti, ci guardiamo. Ma sì, vestiamole uguali. E lì via di mille foto col telefono!!! Faccio l'alternativo ma sono anch'io dentro il sistema come tutti ...

Non tutte le ciambelle riescono col buco: il vestito da fragola per l'asilo è davvero arrivato all'ultimo istante. Tagliato, cucito ed assemblato la sera prima da mia moglie. Concluso la mattina stessa della festa con un tocco di classe da non sottovalutare.

Dentro fino al collo nel carnevale. Tutto riuscito, tutte e due contente. E noi due cotti in attesa solo del meritato riposo da condividere nel talamo coniugale.

E pensare che il carnevale non l'ho mai sopportato. Non ho mai sopportato l'idea di andare in giro ricoperto da schiuma da barba dietro ai carri. 

Le cose cambiano, le priorità sono mutevoli, la vita ti trasforma senza che tu te ne renda conto.

Saluti.

Simone Gavana

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venerdì 30 gennaio 2015

10 COSE ... FORSE NO


Gennaio avaro ...

Non che io sia Primo Levi, Dostoevskij, Calvino o qualche nuovo scrittore emergente, ma ammetto che scrivere non è sempre facile e le idee, può capitare, che spesso latitino. Questo mese è stato un po' avaro di idee; anzi, a dirla tutta ho pensato a svariati argomenti su cui scrivere. Ho anche vissuto le solite vicissitudini del padre moderno. Ho corso, ballato, sono andato a prendere le bimbe a scuola, ho giocato, ho letto 100 volte la stessa storia a mia figlia, fatto il bagnetto, asciugato capelli, pagato rette, sentito medici, prenotato visite, cambiato pannolini sporchi di cacca, dato da mangiare alla più piccola, litigato, sono stato sporcato di pappa, sono stato messo sotto dalla tre donne che ho in casa ... ed ovviamente ho trovato spazio anche per lavarmi, mangiare, lavorare, sedermi, stare con mia moglie e proseguire i miei progetti.

Niente, però, niente di niente ... nessuna idea concreta. A dire la verità di argomenti di cui discutere ce ne sarebbero a bizzeffe, a guardare l'elenco che ho fatto sopra. Comunque vuoto siderale. Nessuna idea, nessuna parola, nessuna riga scritta.

Il così detto "blocco dell'artista"!? Non lo so; forse si, ma vorrebbe dire che sono un artista o forse, più semplicemente, non essendo io un artista ma un freddo calcolatore, non ho niente per la testa di buono da scrivere. 

Allora poche ore fa mi è venuta in mente di guardare un po' su internet qualche argomento sui padri da poter commentare. Ho cercato su Google qualcosa come "10 cose che i padri non sopportano..." o "10 cose che i padri non sanno..." ... ecc ecc. Ho cercato altri argomenti sulla falsa riga di quelli riportati. Mi sono reso conto che i padri non sono molto considerati dal web nella vita dei figli. O per meglio dire, gli argomenti trattati sono molto pochi e ripetitivi. Purtroppo ho trovato spesso, invece, l'associazione padre-violenza, ma ho preferito sorvolare sull'argomento. Non ho il coraggio di leggere certe cose il venerdì sera con le mie bimbe a letto che dormono.

Poveri padri ... si sbattono, ma non sono molto considerati. A dirla tutta le mamme la fanno da padrone, pagine e pagine di forum di mamme che argomentano come dei professoroni su figli e figlie. Ed i padri? Boh... ne ho trovati pochi. 

Eppure mi sento presente nella vita della mia famiglia. Cerco di vivere le mie figlie, mia moglie. Cerco di avere una carezza per le mie bimbe sempre quando torno a casa dal lavoro. Stanco o meno che sia. Cerco sempre di tenerle in braccio un poco, anche se ho solo le forze mentali per poter mettermi il pigiama e sdraiarmi sul letto. Cerco di essere un padre moderno?! Ma che cazzo vuol dire!?!?

Forse no ...

Le guardo, crescono, fanno passi da gigante ed a me sembra di non fare niente per loro. Mi sembra di essere sempre troppo stanco per quegli occhi. Mi sembra sempre di essere troppo nervoso per giocare con loro. Mi sembra di avere sempre troppi pensieri per riuscire a fotografare quegli attimi che sfuggono via inesorabilmente. Mi sembra di avere sempre troppe idee per la testa per poter condividere i loro pensieri così semplici, ma così veri.

Evito di parlare di mia moglie ... lì sono un disastro ...

La verità!? Ho paura. 

Le idee c'erano, gli argomenti pure, ma la stanchezza è tanta. Dov'è la semplicità di vivere felicemente noi quattro assieme? Cerco avidamente una tranquillità che non riesco a trovare e loro crescono. Ed io ho paura di lasciarle scappare senza fare niente di quello che dovrei fare.

La verità è che sono padre, marito e uomo, ma le paure sono quelle di un pivello. 

Alla fine le parole sono arrivate, ma il titolo centra poco.

Saluti.

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domenica 28 dicembre 2014

PALLE DI NATALE


Politicamente corretto...!?

Mi spiace riuscire a scrivere solo un post questo mese, ma come molti genitori come me sapranno, i giorni da metà dicembre in poi sono un turbine di eventi che sembra non abbiano mai fine. Soprattutto si arriva col fiatone alla vigilia per preparare tutto quanto sia necessario a rendere felici i propri figli: nella fattispecie questo vuol dire sostituirsi al più blasonato Babbo Natale e frustare il più possibile le renne della propria automobile per riuscire a raccimolare tutto quanto è stato richiesto nella famosa letterina per il ciccione barbuto vestito di rosso.

Oltre ai propri figli ci si deve anche occupare di varie cene di Natale, di chiudere le varie attività annuali al lavoro ed a volte di malanni di stagione che ti stroncano a letto senza possibilità di appello. 

Sommando il tutto il tempo vola ed anche quest'anno mi sono ritrovato col Natale alle spalle senza neanche accorgermene.

Facendo un piccolo passo indietro, più precisamente al momento in cui mi è venuta l'ispirazione per questo pezzo, la prima domanda che mi sono posto è stata se "essere politicamente corretto" oppure "non essere politicamente corretto". La domanda è semplice: come mi pongo per questo articolo? Seguo il buonismo imperante che sembra insinuarsi nella mente anche del più efferato assassino nei pressi del Natale oppure continuo ad usare il solito cinismo che mi contraddistingue?

A dire la verità ci ho pensato, so benissimo di non essere un giornalista famoso che deve rendere conto ad un pubblico o ad un editore, ma comunque ci ho pensato. Ed alla fine la risposta è stata semplice.

Il dubbio mi si è presentato alla Vigilia di Natale. Ore 18.00: messa di Natale fatta per i bambini dell'asilo. Quando mia moglie mi dice che dobbiamo andare a qualche messa fatta per i bimbi dell'asilo comincio a sbuffare (in genere sbuffo per tante cose lo so). Come potete immaginare non sono un praticante, non sono neanche un credente, non sono ateo; diciamo che nei riguardi della religione non sono nulla per ora. Certo, ho fatto tutta la trafila solita del buon cristiano: battesimo, comunione, cresima e, udite udite, anche la professione di fede. Anche se ufficialmente ho tutti i canoni non ho alcun rapporto con la religione. Un giorno chissà ... magari diventerò buddhista o animista ... non adesso però. 

Torniamo alla messa incriminata. Quando entro in chiesa mi pongo due domande: a) che diavolo ci faccio lì b) che diavolo ci faccio lì con tutti quegli ipocriti. Si mi spiace dirlo (o forse no), ma almeno il 50% delle persone che sono lì dentro sono fatte di pura ipocrisia. Ed a Natale l'ipocrisia aumenta come se andare a messa in questo periodo ci potesse purificare da tutte le schifezze che abbiamo fatto durante l'anno.

Sia chiaro, però, io ho il massimo rispetto per preti e suore (forse più per le suore). Per il semplice motivo che loro hanno trovato un senso per la loro vita ed hanno avuto il coraggio di seguire la loro missione. Ho il massimo rispetto per chi ci crede, sicuramente sono più ricchi di me e lo dico veramente. Non sto attaccando la Chiesa o il metodo educativo che adottano nell'asilo in cui va mia figlia, ciò che non sopporto è il falso buonismo, i falsi sorrisi, le parole dette nell'orecchio e tante altre cose che ho visto a messa. 

Cerco di educare le mie figlie al rispetto del prossimo sia come persona che come pensiero. Cerco di educare le mie figlie alla libertà di espressione e di visione del mondo. Nel rispetto delle regole e della vita. Quindi mi chiedo perché dovrei educarle forzando in loro la scelta di una religione quando io non sopporto ciò che vedo?  

La risposta è più semplice di quanto si possa immaginare: per non lasciarla da sola. Sarebbe semplicemente un'esclusa, un'emarginata. Questo impone la società in cui vivo e questo seguo per il suo bene. Da grande sceglierà.

Anche se credo che scegliere per lei adesso su certe cose non sia giusto.

Comunque anch'io faccio i filmini col cellulare a mia figlia che canta sull'altare ... che credete!?!?

Finita la messa comincia il tour de force, ma questa è un'altra storia.

Saluti.

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venerdì 21 novembre 2014

ARCOBALENO


In inglese rainbow...

Ci troviamo indietro di almeno più di una decina di anni. Un venerdì sera come tanti, se non sbaglio siamo a novembre, freddo, nebbia. Ore ... 22.30 circa. Quattro ragazzotti di circa vent'anni di belle speranze, che sprizzano ormoni da tutti i pori, stanno discutendo e chiacchierando in piedi un po' isolati dal resto della scena. La location forse è un po', come dire, retrò rispetto a quello che vedo in giro ultimamente. Si trovano a pochi passi dal bar dell'oratorio; luogo dove spesso si ritrovano da quando sono piccoli. Anche quella sera, prima di "andare in serata", sono lì dove sanno che troveranno "gli altri". Intorno a loro altri ragazzi più o meno grandi stanno bevendo una birra e chiacchierando o sono dentro il bar per riscaldarsi un poco. Ma ritorniamo a quei quattro.

Parlano del più e del meno: le ragazze, la partita della domenica, la scuola. In realtà ciò che li preme più di tutto è cosa fare da lì a poco. Quella sera non va bene niente: quel locale non mi piace, a ballare non ho voglia, dall'altra parte andiamo sempre. Niente da fare, non si riesce a trovare nessun accordo sulla serata.

Dall'ingresso dell'oratorio si intravede la sagoma di un ragazzo in arrivo. Lui è più grande dei quattro nostri protagonisti. E' un ragazzo che i quattro conoscono bene, ha qualche anno in più di loro. Non esce in compagnia con loro, ma ogni tanto ci si ferma a parlare, o a tirare quattro calci al pallone assieme il sabato pomeriggio. Comunque arriva all'altezza dei quattro e si ferma a chiacchierare. La sua proposta fa svoltare la serata: tutti d'accordo. Davvero? Ma si andiamo con lui sembra buona l'idea. E' vicino, c'è parcheggio, non rompono le scatole per l'abbigliamento, c'è buona musica. Si saluta e si parte, gli altri non vengono. Va bene lo stesso, noi ci andiamo.

Ore ... 23.30 circa.

I quattro ragazzotti parcheggiano. Ridono, scherzano. Aspettano il ragazzo più grande che arriva dietro di loro. Si guardano in giro, da lontano la sirena di un'ambulanza, lungo il marciapiede qualche persona che cammina guardinga. Dietro il parcheggio di un supermercato. Una breve pausa per scrutare l'ingresso del locale. Un passo e dentro. Sulla sinistra un bancone dove vendono il biglietto d'ingresso, davanti a loro i bagni, a sinistra una scala che sembra scendere in un sotterraneo. Al suo termine li attende un posto buio, poca gente, un paio di baristi che sistemano il bancone sulla loro sinistra. La pista da ballo, un palco sulla loro destra. Sui lati della pista tavoli, sedie ed i corridoi che vi ci portano. I muri sembrano sudare, ma che strana sensazione. Trovano un tavolino e vi ci siedono. Bevono qualcosa un po' titubanti. Dove sono capitati?

I minuti passano. Entra gente. Il locale si anima. La musica incalza. Qualche birra li rende più sicuri. Quel posto sembra che sia stato disegnato solo per loro fin da quando sono nati. 

Quel locale li trasformerà e non li lascerà più nell'anima ... e nel fegato. Da quel venerdì e per molti altri sarà solo Rainbow Disco Club Alternative Music. In quelle quattro mura ho conosciuto persone che non ho la minima idea se siano ancora vive ... vedi tal Papalo ... ho conosciuto skaters che dormivano in stazione aspettando il treno che li avrebbe portati a casa la mattina dopo ... ho conosciuto gente che mi ha fatto divertire ... vedi Miky del Rainbow ed il suo maledetto occhiolino.

Lì ho vissuto.

E ciò che è di fondamentale importanza, nonostante tutto, sono sempre tornato a casa ed adesso posso raccontarlo con un sorriso sulle labbra ed un sospiro di sollievo.

E le mie figlie? Cosa faranno? Faranno le stupide? Come posso arrabbiarmi con loro per ritardi, sigarette, sigarette farcite, sbornie, ecc ecc quando io stesso ... vabbè avete capito. E' giusto fare la parte del genitore severo quando basterebbe aprire il vaso di Pandora ed uscirebbero degli aneddoti che entrambe potrebbe usare benissimo contro di me per tutta la loro vita? Capelli viola, piercing. Mi fermo qui.

Si è giusto. E' giusto dare delle regole, è giusto fare capire a cosa si va incontro ed arrabbiarsi se sgarrano alle regole che gli si impone. E' giusto anche se nell'età della "stupidera" non mi interessava di niente e nessuno e l'unica cosa che mi interessava era divertirmi con gli amici. E' giusto che tra genitori e figli, anche instaurando il rapporto più fraterno possibile, i ruoli siano bene distinti: tu sei il figlio ed io il genitore. 

Ho detto a mia moglie che non farò la fine di quei padri che accompagnano le figlie sedicenni in discoteca e poi le rivanno a prendere alle quattro del mattino come dei bravi autisti. Ho detto a mia moglie che dovranno fare come abbiamo fatto noi: quando avranno la patente potranno andare. Con modi ed orari stabiliti da noi genitori.

Quante belle cose che le ho detto ... speriamo bene.

Saluti.

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sabato 8 novembre 2014

LA LUCE IN FONDO AL TUNNEL


Uno spiraglio nella follia ...

Era il 24 febbraio quando decisi di aprire il mio blog, era da un po' di tempo che l'idea mi frullava per la testa: cosa scrivere, come fare, avrà un seguito, come iniziare. Come per la maggior parte delle cose il detto "chi ben comincia è a metà dell'opera" ha sempre un senso. Ho cominciato con un post, credo, un po' forte. Le persone che hanno avuto il buon cuore di leggere il mio primo scritto hanno potuto comprendere che in me era presente un forte scoramento. Molta paura, tanta stanchezza e poca lucidità su quello che ci stava succedendo. 

Credo che avessi la forte necessità di urlare il più forte possibile. Di urlare fino allo stremo delle forze. Non avevo voce, però. Era strozzata in gola, bloccata dalla paura e dal terrore. Ero lacerato dalle lacrime e dai lamenti di mia figlia. 

Era necessario liberarmi. 

Ho voluto far subito sapere al mondo quale cruccio fosse per me e mia moglie quello che il destino ci stava riservando, ma soprattutto stava riservando a nostra figlia. Quello che stava accadendo alla mia famiglia di brutto. Oltre al presente, per me era terribile anche l'idea del futuro: che vita si sarebbe prospettata a mia figlia? E noi saremmo tornati ad avere un'esistenza più tranquilla? Davanti a me si prospettavano mesi e mesi di entrate ed uscite da ospedali, farmacie, laboratori di analisi, notti insonni, pianti.

Una crema, poi l'altra, poi quella che non va bene, poi quella che va bene. Un dottore dice una cosa, un altro l'opposto. Questo le fa male, questo bene, questo è veleno, quell'altro forse può mangiarlo ma prima dobbiamo vedere cosa le succede. E poi il cortisone, questo piccolo composto che è tanto miracoloso quanto è uno spauracchio. Non è troppo per due genitori che vogliono solo veder crescere le proprie figlie? Io e mia moglie non siamo due eroi.

Il tempo passa, esattamente nove mesi. Ne passa di acqua sotto il ponte in questo lasso di tempo. Senza accorgercene siamo diventati più sicuri, più consci di quello che ci stava accadendo. Più certi sul come comportarci, su come vivere il problema che avevamo, che abbiamo, davanti tutti i giorni. E soprattutto a non trattarlo come un problema perché altrimenti non ci avrebbe più lasciato. 

Il problema non ci ha lasciato, ma noi siamo ora più forti del problema. E come lo siamo diventati più forti? E' molto semplice: abbiamo trovato delle persone che ci hanno dato speranza, ci hanno incoraggiato, ci hanno seguito e ci hanno istruito su cosa aveva nostra figlia. E soprattutto su cosa potevamo fare per nostra figlia. Non abbiamo chiesto niente e loro invece ci hanno dato molto. 

Mi sono accorto che dalla prima volta che sono entrato in quell'ospedale sono cambiato radicalmente. La prima volta avevo quasi paura di guardarmi in giro, di avere davanti altri mamme e papà con lo stesso problema. In loro c'era tutto: il mio passato, il nostro presente ed il suo futuro. E senza accorgermene tutto è cambiato: ad uno degli ultimi controlli in ospedale sono andato senza mia moglie e mi sono reso conto di aver rincuorato e rassicurato una coppia di genitori che avevano un bimbo con il nostro stesso problema. Le persone spesso cambiano.

E poi tutto cambia ancora. Una dottoressa ti dice: "Credo e spero che non ci vedremo più, vi lascio l'impegnativa solo a necessità, se dovesse succedere qualcosa". 

Ora tocca solo a noi, ma ora abbiamo studiato da eroi. 

Saluti.

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martedì 21 ottobre 2014

TI PRENDO E TI PORTO VIA


A volte ...

"Te la butto lì: ci prendiamo una serata tutta per noi venerdì. Lasciamo una bimba dai miei e l'altra da tua mamma".

"Ok sento mia mamma".

In genere succede così. Ogni tanto, per staccare dalle fatiche di genitori, dalla solita routine, dal poco sonno. Un messaggio a mia moglie all'inizio di settimana con un'idea che mi ballava per la mente da un paio di giorni. Da tutto il week-end, due giorni in cui bisogna tirare fuori tutti i colpi del vero padre e della vera madre. Dall'altra parte della chat una risposta secca che denota accondiscendenza. Il mio messaggio è come una mano tesa ad aiutare il compagno che sta per cadere nel burrone come accade in ogni miglior film d'azione. Ed il compagno, stremato e già virtualmente finito, tira un sospiro di sollievo e viene salvato. 

Fondamentalmente credo che siano un paio i motivi per cui si ha bisogno di staccare dai propri figli ogni tanto. Non è cattiveria sia chiaro o poco amore nei loro confronti. Inoltre credo sia fisiologico ed anche utile alla crescita dei figli. Senza divagare troppo dicevo che sono un paio i motivi per cui, ad un certo punto, diventa necessario staccare.

Il primo è proprio fisiologico. Si è stanchi fisicamente e mentalmente. Due figlie come le nostre che, prima una e poi a seguito l'altra quando la prima ha preso a dormire, la notte si svegliano 3/4 volte sono faticose da gestire. Una serata ed una notte tranquilli senza il pensiero di doversi alzare ogni ora dal letto non è poco. Certo il giorno dopo si ricomincia, ma le vacanze sono sacro sante anche se per pochi giorni. 

Il secondo è diverso e credo serva forse di più che una notte interna tranquilli. E' il ritrovarsi come coppia e come amanti. E' l'uscire con tua moglie senza dover pensare a rincorrere le tue figlie, ma con il solo intento di dedicare alla tua compagna poche ore. Qualche chiacchiera, qualche carezza. Si può parlare anche delle figlie, certo. Il gusto, però, è differente. Ritornare a tenersi per mano.

Il giorno dopo arriva in fretta e la serata da piccioncini vola, ma quando le vai a riprendere dai nonni e ti corrono incontro abbracciandoti e baciandoti vai su un altro pianeta. E il gioco riprende, ma con le pile ricaricate. 

In attesa di un'altra mano tesa. 

Saluti.

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