venerdì 13 giugno 2014

GENITORI PARTE 1


Lo psicologo prima di analizzare il paziente deve essere analizzato a sua volta ...

Qualche giorno fa la madrina di mia figlia, di cui io sarei anche il testimone di nozze, mi ha esplicitamente richiesto di essere citata in queste quattro righe che scrivo un paio di volte al mese. Non so fino a che punto seriamente o per scherzo; devo essere sincero, per come la conosco, è piuttosto facile che sia stata seria. Ovviamente per dispetto non la nomino, ma la cosa mi ha dato spunto per questo post e fortunatamente per altri.

La prima riga è molto esplicativa dei concetti su cui vorrei concentrarmi stasera: ad un certo punto, dopo qualche articolo su vari argomenti della vita da genitore, è giunto il momento che l'analisi sia concentrata sullo scrittore, sia come genitore che come persona. Gli argomenti sono vari e molteplici, oggi mi sta particolarmente a cuore cominciare da una fonte inesauribile di risorse: l'amicizia.

Ne parlerò in un paio di modi.

Figli, scuola, lavoro, matrimonio, preoccupazioni. Tutto rende la vita molto difficoltosa, veloce, caotica, disarticolata. Quel valzer di cui parlavo in un post precedente, ci spossa, ci rende nervosi, ci fa dimenticare chi siamo, alienati ad essere i genitori perfetti che i nostri figli meritano. Fermiamoci, stop: lasciamo per un attimo tutto lì immobile. Non dico di dimenticarlo, ma di fermarlo, renderlo statico per un istante. Noi siamo prima di tutto uomini e donne, ragazzi cresciuti per forza con coraggio, persone con passioni, con un passato da non dimenticare, da non rinnegare, da valorizzare. Da valorizzare per rendere il futuro dei nostri figli significativo. Le esperienze servono. Non dico che la vecchiaia porti saggezza. Non so se mia nonna sia più saggia di me che ho quarant'anni in meno. So, però, che ha più esperienza. 

Ed in questa esperienza, fra le tante cose, una fra tutti spicca; una fra tutti deve essere conservata. E' l'amicizia. Deve essere conservata anche in casi estremi, anche se la famiglia ha il predominio sul resto. L'amicizia di persone come me, come la mia amica, rende il genitore più completo. Non ci lascia soli, permette ai nostri figli di crescere seguiti e curati. Permette a noi, genitori maldestri ed indaffarati, di trasmettere al nostro futuro valori e regole con poco sforzo. 

Lo racconta uno che ha perso un sacco di amici e che ogni giorno ringrazia ancora, chiamiamolo Dio, Fato, chissà cosa, di poter essere circondato da quelle persone con cui è cresciuto. Quelle persone che lo hanno portato a casa più di una volta di venerdì e sabato sera. Lo racconta uno che ha passato momenti in cui aveva paura dell'amicizia. 

Quindi, a questo punto, la questione di riflesso si ribalta sui nostri figli e sulle loro amicizie. 

Fidarsi o non fidarsi, questo è il problema. Ricordatevi chi eravate, cosa facevate. Ricordatevi le vostre serate. Io ho avuto i capelli viola e 3 piercing. Ad un certo punto del mio percorso mi sono laureato in ingegneria. Esattamente l'opposto della prima versione di me stesso. Mi ritengo un idiota per quello che ho fatto? Penso che non lo rifarei? Rifarei tutto. E tutto quello che ho fatto l'ho sempre fatto con coscienza. Certo la coscienza di un ragazzo di vent'anni, ma avendo alle spalle l'esperienza dei miei genitori. Sapendo a cosa andavo incontro, ai pericoli, ai rischi. Ho sperimentato, mi sono divertito. E sono diventato padre.

Il concetto è semplice: preoccuparsi è normale ed è giusto. Il mondo in cui viviamo è ingiusto, ma non è così marcio fino in fondo. La cosa che credo sia giusta da fare sia solo una: parlate coi vostri figli, educateli al mondo ed a ciò che c'è fuori. Siate sinceri con loro, con i giusti tempi e le giuste parole. Non preoccupatevi di quando e come, saranno i vostri figli a dettare i tempi. Rendeteli uomini e donne come i vostri genitori hanno fatto con voi. Permettete ai loro amici di renderli persone uniche come i nostri amici hanno fatto con noi. Metteteli in guardia da ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Ormai lo sappiamo.

E soprattutto permettete voi stessi di passare qualche sera senza i vostri figli, ma solo in amicizia.

Saluti.

Simone Gavana

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giovedì 5 giugno 2014

PICCOLI CAMPIONI


L'agenda si riempie di impegni ...

Arriva il momento in cui anche i figli cominciano ad intraprendere le loro attività, si impegnano, sudano, si allenano e ti trascinano a destra ed a sinistra tra palestre, campi, palazzetti e varie attività. La partita, il saggio di danza, gli allenamenti. Casa, scuola, danza, casa ... casa, scuola, nuoto, casa ... casa, scuola, calcio, casa. Comincia un balletto interminabile che vede figli e genitori coinvolti in un turbine di eventi da frequentare, lezioni da seguire, allenamenti in cui sudare, pettegolezzi da sopportare, invidie da evitare, genitori da cui nascondersi ... e non dimentichiamoci iscrizioni da pagare. Facciamo che su questo argomento non professerò parola, ad ognuno il suo commento; per queste cose ci sono persone che si lamentano per la retta troppo cara e c'è chi se la può permettere senza problemi. Non è questa le sede per discuterne.

La giornata tipica, se fosse ripresa e montata in un film, sarebbe mostrata in una di quelle scene a velocità triplicata, come in quei film comici americani in cui la madre o il padre single di turno fa il diavolo a quattro per arrivare in orario a scuola, al lavoro, agli allenamenti del figlio ecc ecc. E la scena finale, non più a super velocità ma quasi in slow motion, mostra il genitore stremato che crolla sul divano e vi si addormenta ancora vestito ... ovviamente per poi svegliarsi il giorno dopo in clamoroso ritardo.

Ecco, io e mia moglie (più mia moglie effettivamente per orario e luogo di lavoro più vicino alle esigenze della figlia) ci siamo in pieno. Non ci addormentiamo sul divano perché abbiamo ancora un minimo di dignità, ma messe a letto le figlie crolliamo davvero.

Abbiamo cominciato col nuoto: tre lezioni. La prima: assieme alla sua migliore amica, bellissimo, lezione di nuoto gratis di prova. Lei contenta, noi pure. Vediamo se funziona. Mi raccomando, dopo la prima lezione di prova gratuita chiedete ai vostri figli se vogliono continuare l'attività onde pagare inutilmente una retta che dalla seconda lezione scatta puntuale. E così abbiamo fatto. La seconda: "ma io oggi non voglio fare nuoto, voglio solo vedere la mia amica che nuota". Cosa?! Ok, non è giornata anche per lei. Non ha voglia, capita. La lezione si conclude con mia figlia fuori dalla vasca che saluta la sua amica. La terza: non commento.

Ecco come si conclude il nostro futuro da nuotatrici olimpioniche (permettetemi e passatemi la battuta di quart'ordine): con un clamoroso buco nell'acqua.

Danza, classica o moderna non ne ho idea, ma siamo giunti alla danza comunque. Assieme ovviamente alle sue amiche dell'asilo. Dimenticavo di dire che facilmente le attività vanno di pari passo con uno spostamento in branco dei figli e dei genitori: dove va un figlio va il suo amico e vice versa. Comunque dicevamo danza. Qui miglioriamo. Siamo arrivati fino al saggio finale, un po' a forza, con qualche spintone qua e là. Ma siamo arrivati alla fine. 

Prima di arrivare alla fine, però, si deve passare tra le varie lezioni. Lezioni in cui la maestra ti dice che tua figlia non ha fatto niente. Lezioni in cui fa qualcosa. Lezioni in cui si siede in un angolino, ti guarda e tu devi stare lì con lei. Si fanno tanti sospiri e si va avanti. Arriva finalmente il saggio finale al palazzetto del paese. Tutti presenti e ben forniti di smartphone che riprendono meglio delle telecamere di George Lucas. Pronti? Via! La musica parte, le riprese pure. Tutte al centro del palazzetto a muoversi ed a ballare, ma tua figlia è ferma ed è intenta a guardare un gruppo di ragazze che si riscaldano pochi metri più in là e che da lì a poco si esibiranno in uno spettacolo di twirling. Ridi, guardi tua moglie, alzi le spalle e pensi che la ami perché è bella così. Magari l'anno dopo farà twirling? Detto fatto: "Papà, voglio fare twirling!!!". Certo amore mio.

Ovviamente fatto anche quello: una lezione, forse due non ricordo bene. Prima voleva andare, poi no, poi si e così via. Poi non ci è più andata.

Tranquilli, arriva il momento delle soddisfazioni. Torniamo alla danza, stavolta lo so: sia classica che moderna. Sempre assieme alle sue amichette dell'asilo in una location un po' strana con un'insegnate particolare, ma devo dire molto molto brava e che le bimbe adorano. Tutto liscio come l'olio. Si impegna e la maestra la loda sempre. Bingo! Forse .... arriva il saggio. Alla vigilia dell'evento finale capiamo che davvero alla bimba è piaciuto quello che ha fatto e che ha imparato perché ci accorgiamo che ha timore di sbagliare e di deluderci. La tranquillizziamo semplicemente facendole capire che siamo molto contenti perché lei si è davvero impegnata e noi siamo orgogliosi di lei.

Nonni, zii, cugini, fratelli, amici ... foto e video ... bellissimo, bravissima, contentissimi. Un piccolo passo avanti. Sta crescendo.

Non abbiamo ancora raggiunto la fase delusione sportiva. Capiterà? Non lo so. Se è brava in qualche attività magari no, se è una scarsotta potrebbe capitare. Amore, pazienza ed un dolcino sono le chiavi per superare il tutto. Vi farò sapere.

Abbiate pazienza, tenete duro, assecondateli nelle loro attività, non dategli false speranze, non siate quei genitori che urlano alla rete o contro altri genitori. Ricordatevi che voi siete il suo primo insegnate e lo specchio di vostro figlio.

Per stasera ripongo il portatile. Raggiungo mia moglie a letto.

Saluti.

Simone Gavana 

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giovedì 22 maggio 2014

AVANTI


Si va avanti ...

Il tempo non è altro che un modo, un metodo, che gli essere umani hanno inventato per misurare e determinare il susseguirsi degli eventi. Il tempo, per come lo conosciamo noi e per come lo viviamo noi, può solo essere vissuto in un'unica direzione. Non si può arrestare, non è percorribile nel senso opposto. Può essere rivisitato, ripensato, rimuginato, rimpianto, ricordato. E' inesorabile ed inarrestabile. 

Il tempo passa velocemente, avrò sentito questa frase mille volte. Da quando sono padre avrò pronunciato questa frase mille volte.

La dimostrazione di quanto sia vero il detto è davanti ai miei occhi tutti i giorni. I figli crescono alla velocità della luce. La grande mi chiama "ehi bello!!!", la piccola gattona. La grande si arrabbia se provo ad asciugarla dopo il bagno, la piccola si arrabbia se non la lascio giù per i fatti suoi. Le domande sono sempre più difficili da soddisfare e complesse per come sono articolate. Ed a volte ci si trova davvero in difficoltà a rispondere.

La grande chiama il suo amico "fidanzato": ma come, di già? La piccola sta uscendo dal tunnel degli ospedali. Sembra ieri che guardavo Magenta dalla finestra della camera di un ospedale. Sono contento di vederle crescere. 

Ci sono comunque delle tappe fondamentali, inconfondibili, che segnano il cammino. La nascita, il primo dente, la prima parola, quando cammina, il primo giorno di asilo. Vederle crescere ti rende felice, soddisfatto, contento, sereno. Ho scoperto che nella vita non è facile essere sereni, ma vederle fare i loro passi mi rende felice. E' una felicità semplice, senza grosse pretese, senza materialismo. Ti da un senso di completezza. 

La cosa più bella è che i passi in avanti sono si tanti, ma piccoli ed uno alla volta. Ti permettono di goderteli poco per volta.  

Di contro c'è che i genitori crescono anche loro, si stancano più facilmente e spesso si trovano in difficoltà col figlio che fa passi da gigante nella vita. Non è facile stargli dietro. L'unica cosa che mi sento di dire ai genitori in difficoltà è di essere se stessi e di godersi i figli e le loro vittorie. Non forzateli, conduceteli per mano seguendo ciò che amano. Non disperate se non li capite, siete stati anche voi ragazzi, arriverete al punto di incontro. I figli hanno sempre bisogno dei genitori ed i genitori dei figli.

Il tempo scorre inesorabile ed i gradini da salire sono ancora tanti. Forse mi tremano un po' le gambe a pensare al futuro delle mie figlie. Forse non sono pronto per affrontarlo. Forse non sono così forte come si aspettano. Forse tante altre cose. Cosa fare allora? Mollare tutto? Non potrei mai; morirei senza di loro. 

Essere se stessi e vivere. Niente di più. Non ho altro da aggiungere.

Saluti.

Simone Gavana

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venerdì 2 maggio 2014

CLAUSTROFOBIA


Senso di oppressione in spazi piccoli ...

Scena interna: stanza di ospedale, chiusi dentro senza possibilità di uscire, vedere uscire ed entrare persone, tua figlia che ti indica con insistenza la porta. Non puoi fare nulla.

Ogni tanto qualche infermiera entra e fa trangugiare a tua figlia qualche intruglio che chissà che effetto avrà!? Alle 10, alle 14, alle 16 ... 20 ... 22 ... 24. Nessun pensiero, nessun desiderio. Stringi a te il suo corpo stanco e la culli.

Arriva tua moglie, vi dividete la follia che aleggia nell'aria. In gioia ed nel dolore ci si era promessi. In salute ed in malattia. Le promesse si mantengono. 

Passano i parenti, i genitori che ti sostengono, che ti raccontano, che sanno cosa vuol dire soffrire per un figlio. Ma se ne vanno anche loro prima o poi.

La follia si trasforma in un racconto di King la notte. Buio, silenzio, luce al neon blu lungo i corridoi, una piccola lucetta sempre blu in camera. Qualche passo di infermiera che porta in giro i carrelli con le medicine per i pazienti. Rumore di ruote che cigolano. Tocca a noi. Il silenzio interrotto da un grido disperato di aiuto. Qualche minuto. Silenzio ancora. Qualche singhiozzo ancora. Il rumore delle auto lontane. 

A fatica arriva il mattino.

Odio il numero 19.

Odio gli struzzi.

Esco stasera, il mio turno è finito.

Saluti.

Simone Gavana

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domenica 27 aprile 2014

SPERANZA


Presente o futuro ...

Stasera niente consigli o modi con cui trattare saggiamente coi propri figli. Solo qualche riflessione sull'argomento. 

Vi siete mai chiesti perché arrivati ad un certo punto della propria vita si desideri tanto avere dei figli? Perché ci si senta incompleti senza? Perché ci sia questa spasmodica ricerca del lieto evento in molteplici coppie sposate e non? Tra le infinite risposte che uno si può dare secondo me una delle più semplici è anche la più vera: il futuro. La speranza nel futuro.

Nei propri figli si proietta noi stessi in un futuro lontano nel quale non ci saremo più. In loro si proietta ciò che vorremo essere o che saremmo voluti essere. Si fanno idee, speranze, possibilità che magari noi non abbiamo avuto. Fare figli è necessario per la vita stessa, la nostra vita. Non sperare di averli è come non sperare di vivere. E' una proiezione di noi stessi verso qualcosa di innato, la speranza in un futuro sempre migliore. Tuttalpiù in un periodo come questo dove il presente ci riserva parecchie amarezze e ci tocca vedere nel futuro la speranza. Statisticamente si fanno più figli in periodi di recessione (come il nostro) piuttosto che in periodi di benessere (come gli anni '80); il motivo è semplice, in recessione si pensa al futuro per non pensare al presente poco felice, mentre in un periodo d'oro ci si gode il presente e non si pensa al futuro. 

Inoltre, vedendola dal punto di vista antropologico e biologico, è semplicemente la costante ricerca della salvaguardia della specie. Si cerca e si fanno figli per consentire al genere umano di proseguire nel futuro. Del resto facciamo parte del regno animale, anche se spesso ce lo dimentichiamo. Gli istinti primordiali permangono.

Io credo di essere stato tutto questo o almeno in gran parte lo rispecchio: laureato, sposato, due figlie, un buon lavoro, qualche sbandata di testa giovanile, ma niente di allarmante. Un discreto figlio per i miei genitori.

Ad un certo punto tutto falso, sbagliato. Senza senso. Non esiste il futuro.

Lo capisci quando guardi fuori dalla finestra con in braccio tua figlia, ma la finestra non è quella di casa tua. E' quella di una stanza di ospedale e vi è ricoverata tua figlia. Il tuo futuro smette di esistere, le tue idee smettono di esistere, tu smetti di esistere.

Allora ha senso il presente e ciò che fai e che sei. Non ha più valore ciò che sarai o ciò che speri. Ti metti in dubbio come persona e come genitore: ho sbagliato, è colpa mia, sto facendo il bene di mia figlia? La risposta non è da ricercare in frasi altisonanti o in strane proposizioni. La risposta è da ricercare in poche semplici parole: la amo. La risposta è data. Non vuol dire che con mio figlio non sbaglio. Vuol dire che cerco di essere il meglio per lui perché lo amo. 

Allora la risposta non stava nel futuro? E' da ricercare nel presente, in ciò che si è adesso? Oppure in ciò che non si è adesso? 

Completiamo la risposta. 

Ho bisogno dei miei figli perché qualcosa mi manca nel presente, perché non sono completo. Perché ho speranza in un presente migliore.  

Ho bisogno dei miei figli perché mi porteranno con loro nel futuro. Perché li amerò sempre. Perché ho speranza in un futuro migliore per loro.

Saluti.

Simone Gavana

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sabato 19 aprile 2014

ISTRUZIONI PER L'USO - PARTE 3


Qua incominciano le vere prove di forza...

Stasera si parla di urla, strepiti e pianti: insomma i capricci.

Il capriccio è una fase della crescita del bambino che colpisce penso tutti, indistintamente maschi e femmine, che abbiano dormito o meno, che siano viziati o no. Da lettura e da esperienza la prima fascia di età è quella che si interpone tra i 2 e 3 anni. Qui il bambino comincia ad avere consapevolezza di se stesso e del mondo che lo circonda. L'interazione con le persone più grandi diventa migliore e lui stesso vive il mondo intorno a se, sia fisicamente che mentalmente, in modo diverso. Il capriccio diventa naturalmente un modo di imporsi e di mostrarsi agli adulti.

Benché il capriccio sia una forma di comunicazione molto forte in cui il bambino dice: "Eccomi sono qua!" risulta estremamente diseducativo assecondarlo ed il consentire che venga protratto nel tempo. Sia per quanto riguarda il singolo evento che il susseguirsi di altri capricci. 

Un capriccio può nascere da qualsiasi cosa: il giocattolo non comprato, l'ora di andare a dormire, una richiesta del genitore. Ogni scusa è buona per buttarsi per terra e cominciare ad urlare e divincolarsi.

Normalmente comincia con delle richieste sempre più insistenti o continui rifiuti a qualcosa che il genitore chiede o che non da al bambino. Successivamente tende a diventare un atto quasi violento con il bimbo che urla e strilla spesso accompagnando il tutto con calci e pugni a chi gli sta vicino. Questo può andare avanti anche per 30-40 minuti.

Ho trovato un solo modo per "combattere" il capriccio. Indistintamente che esso avvenga tra le mura domestiche o, per esempio, al supermercato: ignorare la cosa. 

Le regole a riguardo sono semplici:

1 - cercate di far calmare il bimbo appena vedete che il capriccio comincia cercando di fargli capire il vostro punto di vista ed eventualmente il suo errore;
2 - nel caso non si calmi ignoratelo fino alla fine del capriccio.

Non preoccupatevi se comincia ad urlare, scalciare, imploravi o chissà cosa d'altro. Non dategli retta. Il bambino deve esaurire la sua rabbia da solo in modo che capisca che è sbagliato e che far così non lo porta a nessun risultato. Dall'altra parte, se un genitore cominciasse a seguire il bambino nel capriccio non arriverebbe a nessun risultato. Anzi peggiorerebbe solamente la situazione "educando" il piccolo a credere che tali comportamenti violenti portano a dei risultati veloci.

Niente di più sbagliato. E mi raccomando resistete anche se spesso diventa difficile soprattutto quando si torna a casa stanchi dal lavoro.

Mi è capitato spesso che la figlia grande (quella piccola non è ancora in età da capriccio) facesse delle scene terribili: a terra urlando, piangendo e scalciando. A volte persino alla mattina prima di andare all'asilo. Vi lascio immaginare la fatica per vestirla e sistemarla per uscire. Dopo alcuni tentativi falliti di sedare il capriccio, l'unica cosa veramente utile è stata ignorarla. Chiudere la porta della cucina ed aspettare che la bambina si calmasse da sola. Dopo un po' di volte i capricci si sono conclusi come sono arrivati. 

Riassunto: qui cominciano i primi scontri con i genitori. Consiglio: pazientate e non disperate passeranno. 

Saluti

Simone Gavana

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martedì 8 aprile 2014

ISTRUZIONI PER L'USO - PARTE 2


Qui vi voglio ...

Adesso cari papà (e soprattutto mamme) comincia il difficile. E si, perché noi grandi ormai siamo abituati che di giorno si è svegli e di notte si dorme. Quando si è stanchi si va a letto e ci si addormenta senza tante storie o capricci. E buona notte ...

La cosa incomprensibile è che non nasciamo così, anzi, esattamente al contrario. La maggior parte dei bambini, nei primi mesi di vita, non ha la concezione del giorno e della notte. Soprattutto, se non vado errato, il piccolo essere umano che vi si presenta davanti è nettamente più attivo nelle ore notturne. Per questo la notte ci fa disperare. 

Uno dei nostri primi compiti è insegnare al bambino che c'è differenza tra giorno e notte e, soprattutto, che la notte è fatta per dormire. Il compito non è facile e soprattutto ci vuole pazienza e la costanza di tutte e due i genitori. In genere le mamme sono comunque più brave di noi papà, come in un sacco di altri casi. Ovviamente non si può ancora spiegare al piccolo la cosa, appunto qua sta il difficile? Quindi come fare?

Nella mia esperienza di padre ho visto passare sotto i miei occhi un po' di libri sull'argomento e due figlie molto difficili a riguardo. Ho visto un po' di tata Lucia, tata Francesca ecc. ed abbiamo provato tutte le teorie a riguardo. 

Prima di tutto credo che le teorie estremiste non siano adatte. Non è mai o bianco o nero. C'è chi dice che bisogna farli piangere e chi dice che ogni volta che piangono si devono tirare su e rassicurare. Io credo che la via di mezzo sia molto spesso la migliore. Cercate di capire quando è il momento di lasciarli piangere e quando quello di consolarli. Abbiate pazienza e contate fino a 10 tutte le volte che il nervoso vi assale improvvisamente. Se anche contare fino a 10 non serve a nulla chiedete aiuto alla persona che vi sta accanto. Questo ricordatevelo, perché non siete soli, ma in due.

A parte quei pochi casi fortunati in cui il bambino già dorme 12 ore fin dal primo mese di vita, credo che le semplici regole che vi elencherò sono adattabili ad ogni situazione. Ricordatevi, però, che il bambino deve essere sano: se è malato o è infastidito non vale, la situazione è diversa.

1 - create un ambiente adatto alla nanna, poco rumore, voci soffuse, niente tv, radio ecc, buio;
2 - create abitudinarietà al momento della nanna (stesso orario, leggete un libro, dategli un gioco da portare a letto, fategli prima il bagnetto, ecc);
3 - rassicurate il bimbo prima di metterlo a letto cullandolo magari;
4 - cercate di appoggiarlo nella culla o nel lettino ancora da sveglio in modo che non si abitui ad addormentarsi nelle vostre braccia.

Mi raccomando, per la nanna della sera buio; per quella del pomeriggio un po' di luce. Deve capire che non è notte.

Facile no? Fino a qua direi di si. E' ovvio che non è necessario essere rigidi su tutti i fronti, ma ai piccoli fa bene essere abitudinari, li tranquillizza. Noterete che cambiare la abitudini li rende instabili ed irritabili. E mi raccomando, se dovete uscire a mangiare con gli amici fatelo. Potete portarvi dietro anche il piccolo. Se no sfruttate pure i nonni, che non vedono l'ora di tenerseli.

Il peggio arriva quando si svegliano ... e risvegliano ... e si risvegliano ancora ....

Qui il gioco diventa duro ed i duri cominciano a giocare. 

Ne io ne mia moglie abbiamo mai trovato una regola esatta: farli piangere o tirarli su e cullarli? Si tenta. Con la prima sopportavamo di più il pianto; con la seconda di meno anche per non svegliare la prima che adesso dorme tranquillamente. Provate a farli calmare da soli. Poi se dopo un po' non smettono tirateli su e cullateli. Cercate sempre di metterli giù da svegli sempre per lo stesso motivo di non abituarli ad addormentarsi in braccio. Si può provare con un po' di latte o con della camomilla, ovviamente con i giusti tempi.

Quando cominciano a dormire bene senza tante storie? E qua è come sapere se è nato prima l'uovo o la gallina. Ci vuole tempo ed ogni bambino è diverso dall'altro.

Riassunto: forza e coraggio è il vostro primo compito importante sia per lui/lei che per voi. Consiglio: non seguite tutto alla lettera, fidatevi dell'istinto e tentate. Soprattutto lasciate il bimbo a dormire dai nonni quando non ce la fate più, senza timore. Il giorno dopo ve lo riporteranno sano e salvo. Fidatevi, io ne so qualcosa.

Saluti.

Simone Gavana

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